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 Vox Antiqua n. 9 - Indice 

Editoriale
Giovanni Conti

 

L’Antifonario Archivio San Pietro B 79 tra antifonia e organum
M. Cecilia Pia Manelli, FI


Proselli e Prose dei Responsori dell’Ufficio nel Breviario di Carcassonne
Laura Albiero

“Musica est scientialis animae perfectio…”.
Giacomo da Liegi e lo Speculum Musicae, filosofia della musica tra Ars Antiqua e Ars Nova.

Massimiliano Dragoni

 

Notitiae

 Editoriale 

Ritorno alle fonti per essere attuali

 

Quanto sia fondamentale l’andare alle fonti più antiche per studiare approfonditamente l’origine e la natura delle discipline a noi care è un dato di fatto per ogni ricercatore, ogni interprete, ogni attore del complesso apparato in cui convivono l’antico canto monodico cristiano, la storia liturgica e teologica, le vicende che hanno attraversato la ritualità e la musica antica in generale. Sono elementi, questi, che caratterizzano fortemente l’interessante contributo offerto in apertura di questo numero a firma di Maria Cecilia Pia Manelli. La religiosa, francescana dell’Immacolata, si concentra sul celebre Antifonario B79 dell’Archivio del Capitolo della Basilica vaticana di San Pietro, con la volontà di accendere una nuova luce su un repertorio, a suo avviso, non ben approfondito, ovvero il Canto romano antico. Come non darle ragione se le motivazioni di fondo sono queste? Soprattutto, come non incoraggiarla a continuare, dato che gli studi – soprattutto in italiano – sono spesso infarciti di affermazioni frutto di ricerche autoreferenziali? Manelli apre quindi non una strada nuova, ma alternativa, per affrontare in termini scientifici il riandare alle origini di ciò che più tardi divenne canto gregoriano. Un’operazione che necessariamente porta a riscoprire la bellezza e lo splendore della liturgia romana dei primi secoli che fu, ricorda Manelli "sobria e maestosa allo stesso tempo, curata nei minimi dettagli ma non pesante, anzi scorrevole, armoniosa, profonda". Senza dimenticare, anzi ponendolo al centro di questo contesto liturgico di cui è parte fondamentale, l’equilibratissimo rapporto tra testo e melodia che l’arcaicità della forma mette in evidenza con tutta la sua forza. Lo studio di Manelli – documentatissimo sul piano scientifico – non dimentica neppure i moniti dei maestri che abbiamo conosciuto e ci hanno formato traendo da essi lo stimolo a pronunciare quella ‘parola nuova’ che troppo spesso non proferiamo, condizionati dal peso dell’eredità ricevuta dai grandi che ci hanno preceduti. E così pone la sua disamina su Antifonia e Organum nell’antifonario petrino in un sicuro solco di tradizione, attraversando la liturgia e il canto nelle sacre cerimonie a San Pietro, nella prospettiva che emerge dallo studio del codice B79, contestualizzato nella prassi canora a Roma, prima di focalizzarsi sugli aspetti rubricali, che risultano fondamentali per sostenere una volta di più l’ipotesi di una prassi polivocale – o prepolifonica che dir si voglia – nella preghiera dell’Ufficio basilicale in San Pietro.
Un salto di alcuni secoli è quello che ci fa compiere Laura Albiero – attiva a Parigi presso il Fondo manoscritti antichi della Bibliothèque nationale de France – ponendo la sua attenzione su alcuni testimoni del Sud della Francia. Oggetto del suo esame è il repertorio dei Tropi nell’Ufficio, territorio decisamente inesplorato o quasi se lo si mette a confronto con il repertorio della Messa all’interno del quale le tropature fiorirono massicciamente. Albiero passa in scrupoloso esame alcuni Breviari del XIV secolo in uso a Carcassonne, centro pulsante dell’Occitania, oggi conservati nella capitale francese. Un attento studio codicologico mette in evidenza tutte le particolarità originarie dei manoscritti, unitamente alle aggiunte, evidenti conseguenze di decisioni dell’autorità ecclesiastica, come quelle datate 1311 in occasione del Concilio di Vienna, che consentono di retrodatare due dei volumi presi in esame. Ne emergono particolarità significative: tra queste la presenza di Tropi nei Responsori in occasione di particolari feste o l’inserimento nei Vespri del canto di un Alleluia e di una Sequenza tra il capitulum e l’antifona al Magnificat. L’elenco continua, contribuendo a ricostruire le tappe evolutive della pratica liturgica a Carcassonne.
Prima di passare alle segnalazioni che chiudono il volume e alle recensioni, tra le quali alcune imperdibili a firma di Giuseppe Clericetti, un momento di riflessione filosofica - ma anche di discussione sulla base delle conclusioni -  è quello che offre Massimiliano Dragoni, ricercatore nell’ambito della musica medievale e apprezzato interprete della stessa. Il suo lavoro si concentra sul passaggio tra Ars Antiqua e Ars Nova ovvero quella fase della Storia della Musica da molti definita ‘rivoluzionaria’ e collocabile tra il XIII e il XIV secolo. Si tratta di una nuova estetica musicale capace – come ricorda Dragoni – di "riconsiderare il concetto stesso di musica storicamente affermato". A costituire la fonte diretta delle informazioni  di questo rivoluzionario passaggio è la trattatistica dell’epoca che, attraverso la teoria e la pratica, racconta l’impossibilità di una mediazione culturale. Base del lavoro di Dragoni è l’opera più celebre di Giacomo da Liegi, vissuto tra il 1260 e morto dopo il 1330, che fu Magister alla Facoltà delle Arti dell’Università di Parigi. Lo Speculum Musicae è opera che si riferisce costantemente a Severino Boezio – vissuto quasi sette secoli prima – e Dragoni l’ha fatta sua per contribuire a sostenere il pensiero secondo cui la musica è scienza che interagisce con l’anima attraverso l’intelletto più che con i sensi e pertanto ‘sarebbe’ speculativa: Musica est scientialis animae perfectio

Giovanni Conti
direttore di Vox Antiqua